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opinioni

elsewhere

Questa pagina contiene alcune considerazioni in merito alla politica, all'economia, alla società ed all'ambiente della realtà italiana, opinioni di carattere strettamente personale che non intendono essere in alcun modo provocatorie o offensive verso alcuna forza politica o categoria sociale. È semplicemente l'esposizione di alcune mie vedute: le ho tenute in serbo per troppo tempo ed ora mi sembra il momento di sfoggiarle, sperando anche di suscitare qualche commento.

Fin dall'inizio, mi preme scongiurare quello che facilmente potrebbe essere indotto dalla lettura di quanto segue, ovvero che non sia altro che un presuntuoso tentativo di saccente tuttologia. Vi prego di non volerlo pensare: io non sono così! Semplicemente, ci sono tante, troppe, cose che non mi piacciono e che, secondo me, andrebbero cambiate. Cerco, quindi, di non limitarmi alle critiche, esponendo, così, delle proposte: riconosco che si tratta di una giustapposizione un po' confusa di argomenti, ma non posso passare mesi ad approfondire ogni singolo aspetto. Nel calderone, spero si possa trarre qualche cosa di buono... Posso anche immaginare che qualcuna delle mie proposte non sia del tutto nuova, ma vi assicuro che, anche in questo caso, non ho copiato nulla: nel caso, si tratterebbe di coincidenze.

Tecnicamente parlando, ho voluto rinunciare all'ipertestualità, nella speranza che chi legge voglia scorrere tutto il contenuto, dall'inizio alla fine.

politica

Io non ho una fede partitica. Ovvero, non mi posso riconoscere in alcuno dei partiti o dei schieramenti della scena politica italiana, senza essere costretto a rinunciare a qualcuno dei miei principi. Se esistesse uno schieramento che rispondesse ai miei ideali di servizio a vantaggio del bene comune, che non fosse improntato al mero soddisfacimento degli interessi personali, dei particolarismi, dei campanilismi, di certo servilismo verso qualche potenza internazionale o lobby economica, allora, forse, aderirei volentieri.

Il centro-destra lo reputo semplicemente uno schieramento di mercanti, di cui non posso soffrire, in particolare, l'atteggiamento sempre arrogante e demonizzante di molti suoi portavoce, nei confronti dello schieramento opposto. Del centro-sinistra, o, almeno, di una sua consistente parte, non gradisco certo materialismo, che si concretizza nella svalutazione (o addirittura nel diniego) di alcuni valori etici, per me irrinunciabili, come quelli relativi alla assoluta ed intransigente difesa della vita umana, dal suo concepimento alla sua naturale conclusione.

- Nino, sei un nichilista? Per chi voti, allora?

Cionostante, credo sia lampante che io non sia un nichilista. Al momento di fare una scelta, non posso far altro che scegliere il male minore...

L'ideale, per me, sarebbe quello di fondare un movimento tutto mio. Lo chiamerei Ex Novo perché si proporrebbe di fare tabula rasa di molte sfaccettature della nostra cosiddetta res publica (è più o meno la direzione che traspare dal corpus di questo sito: l'intento di rifare tutto di prima mano).

Elezioni 2006

La variazione della scena politica, seguita alle Elezioni del 2006, rispecchia quello che intendevo con male minore.
Non ho tanta voglia di soffermarmi sul significato di questo cambiamento e delle mie aspettative in merito: Chi vivrà vedrà...!
Ci sono alcune cose che, però, mi sembra siano passate quasi inosservate: lo scarso scarto tra vincitori e vinti, lo strano fallimento dei sondaggi, l'inattesa riconferma di un certo partito, l'altrettanto inattesa affluenza... A mio vedere sono tutte cose intimamente legate...
La parte sconfitta ha preteso ulteriori controlli sulle schede bianche e nulle e, almeno per un po', ha gridato ai brogli...
Bene, ora io, che sono un quasi-maniaco del cosiddetto pensiero laterale, per cui non do mai niente per scontato, mi sono fatto persuaso (come direbbe Montalbano...), che i brogli ci sono stati davvero, ma non come qualcuno può intendere: io sono convinto che quelli dei sondaggi fossero risultati attendibili e che quelli scaturiti dagli scrutinî siano stati, invece, un po' forzati a vantaggio di un certo partito (quello per cui nessuno, tranne forse il suo leader, si aspettava un tale successo). E magari potrebbero averci messo lo zampino gli amici d'oltreoceano (che non sarebbero nuovi a certi giochi di prestigio in ingerenza al nostro panorama politico).
Chi sarebbe al corrente di queste manipolazioni? Secondo me, pochissime persone: di sicuro il leader di quel partito e gli amici prestigiatori, gente che ora è intenta a mangiarsi le mani per avere fatto qualche piccolo errore di calcolo e che grida ai brogli proprio per crearsi un alibi. Di sicuro non ne sarebbero al corrente gli alleati politici...
Impossibile? Paranoico? Pensiamoci un po' su... Certe cose ora tornano alla memoria: i famosi sondaggi americani, la frase "... vinceremo e se perderemo, sarà per molto poco...". E poi, anche i risultati delle recenti elezioni amministrative sembrano darmi ragione!
Fatto sta che ora in Parlamento c'è una maggioranza risicata, che avrebbe potuto avere, invece, ben altra consistenza...!

economia

delle spese

La politica economica di un paese civile dovrebbe, prima di tutto, saper eliminare gli sprechi e contenere le spese, senza però intaccare l'occupazione e le garanzie dello stato sociale. Mi rendo conto come questo non sia semplice, ma io qualche strada da cominciare a percorrere ce l'avrei. La prima sarebbe quella di abbandonare il software proprietario nella pubblica amministrazione e passare, senza indugi, a quello Open Source. Si risparierebbero cifre inimmaginabili (nonostante certa, scandalosa, campagna pubblicitaria dica altrimenti...) con un netto guadagno in termini di stabilità, sicurezza, affidabilità... Un'altra soluzione sarebbe quella di contenere al massimo le spese militari. Diciamocelo francamente: fatta eccezione per qualche corpo specializzato, nel nostro esercito di veramente serio ci sono solo gli sprechi e gli arraffamenti di certi loschi figuri... Per il resto, sono tutte della carnevalate. Ecco, io, lì taglierei con l'accetta. E poi, a guardare bene, di rami secchi se ne troverebbero a bizzeffe...

del denaro e della fiscalità

Qui credo che la mia posizione sia quantomeno peculiare: io abolirei il denaro contante!

- Mmmmhh, un'altra citazione da Demolition Man?

No, questa idea ce l'ho da anni, ancora prima di vedere quel film (che, in fondo, non era quel granché e dove, tra l'altro, la cosa non era così edificante!). Esistono già degli esempi di società che vivono praticamente senza maneggiare denaro: una di queste è quella islandese. Tutti gli scambi si svolgerebbero con delle carte di credito o qualcosa del genere (naturalmente senza dover incorrere a tutte quelle spese decisamente ingiustificate che oggi tali mezzi comportano) e... ora viene il bello: l'imposizione fiscale consisterebbe, molto semplicemente, in un minimo prelievo percentuale da operare su tutti i movimenti di credito!

I vantaggi? Ecco:

  • Le entrate per l'Erario sarebbero certe e garantite;
  • l'evasione fiscale, praticamente, non avrebbe modo di esistere;
  • molte delle odierne manifestazioni di criminalità, semplicemente, non si potrebbero verificare;
  • non si avrebbe occultazione di sospetti trasferimenti di denaro di ingente entità;
  • si perderebbe quel morboso attaccamento fisico al denaro;
  • non potrebbe più esistere l'accattonaggio fine a se stesso (mentre la vera carità sarebbe, comunque, possibile in tanti altri modi...).

È inutile che mi dilunghi ulteriormente sugli innumerevoli vantaggi di un tale sistema di scambi (ma ne butto là un altro abbastanza colorito: si scongiurerebbero le temute trasmissioni di infezioni per il tramite del denaro). Ognuno di noi ne può trovare di altri...

Mi sembra corretto affermare che ci sarebbero anche dei rischi: la criminalità diverrebbe più subdola e specializzata e, quindi, più ostica da combattere; la cosiddetta pirateria telematica consisterebbe in una minaccia ancor più seria di quanto lo sia ora. In questi casi si tratterebbe, comunque, di aggiornare ed adeguare le risorse dell'ordine pubblico. Si potrebbe, inoltre, obiettare che l'imposizione fiscale potrebbe ripetersi all'infinito su di un singolo bene, ma appunto per questo ho parlato di prelievo di minima entità...

- E tutto l'apparato delle Agenzie Fiscali, i consulenti, i fiscalisti, i ragionieri...?

Permettetemi una piccola digressione per analogia. Una volta, scrissi un brevissimo racconto per partecipare ad un concorso (per la cronaca, non è stato nemmeno preso in considerazione...): era ambientato in una sala segreta del Pentagono, dove una biologa era rinchiusa in attesa di essere sottoposta a lobotomia; la sua colpa era quella di avere scoperto la panacea, il rimedio per tutti i mali; convinta che la sua scoperta avrebbe costituito una svolta per l'umanità, si era rivolta all'ambiente medico statunitense, per una questione di visibilità. Il risultato, invece, era stato quello che stava ora vivendo: i suoi appunti e i suoi laboratori erano stati distrutti; la sua mente stava per essere cancellata. Perché? Per lo stesso motivo per cui non si vuole approfondire lo studio di energie alternative, per la stessa ragione per cui sono stati accettati, in campo tecnologico, determinati standard a discapito di altri: perchè la sua scoperta sarebbe stata politicamente ed economicamente svantaggiosa...

Una società civile dovrebbe tendere a soddisfare o rimuovere le esigenze, non ad alimentarle o, addirittura, a crerle (scusate un'altra brevissima digressione, ma credo sia inerente: la storia dei decoder obbligatori è, secondo me, veramente aberrante!). Per quanto riguarda le Agenzie (la cosa mi tocca in prima persona), penso che ci sarebbe comunque bisogno di un apparato di controllo di tutti questi scambi telematici: avremmo anzi una crescita professionale dei dipendenti (che oggi si trovano, spesso, veramente spaesati a fronte del marasma normativo in continua evoluzione...). In merito ai consulenti etc., la loro assistenza ad imprese e professionisti non si limita certo al campo fiscale. Anzi, distogliendo buona parte della loro attenzione da questa componente, si avrebbero certamente apporti più consistenti, da parte della loro competenza, nelle orbite costruttive.

dell'occupazione e delle retribuzioni

È presto detto: bisognerebbe dare alle famiglie la possibilità di vivere decentemente con un solo stipendio e ciò si potrebbe raggiungere mediante un'adeguata politica di assegni familiari. I più grossi vantaggi li godrebbe la famiglia, con uno dei genitori (il padre o la madre indistintamente) che potesse dedicare più tempo ai figli.

Oggi, mi pare, si parla troppo di flessibilità del lavoro, di interinalità, di part-time, come se fossero tutte grandi conquiste della civiltà... Ma, mi chiedo, una persona che decide di formare una famiglia, deve partire dal presupposto che anche la sua famiglia è precaria? Forse che anche la precarietà della famiglia costituisca una conquista di civiltà?

Sono, poi, assolutamente contrario al ventilato ricorso al cosiddetto istituto delle gabbie salariali: le differenze dovrebbero essere appianate, mai accentuate! Affinché le condizioni di vita diventino omogenee dappertutto, occorre piuttosto una maggiore vigilanza sulla politica dei prezzi: a volte, gli aumenti sconsiderati sono dovuti a dei circoli viziosi (il commerciante aumenta i prezzi perché non riesce a pagare casa; il proprietario aumenta la pigione perché i prezzi sono aumentati...). Questo non significa che bisogna stroncare la libera concorrenza, ma che bisogna limitare le differenze, che oggi sono spesso abissali, tra i prezzi di una zona geografica e quelli di un'altra (che poi, tra l'altro, bisogna anche dire che spesso a prezzi di generi alimentari più cari, corrispondono spese più contenute a fronte di servizi o di beni di altro genere). E, comunque, penso che tutto ciò orbiti in quella corsa all'egoismo che, secondo me, si identifica in certe spinte secessioniste o, semplicemente, federaliste. La realtà italiana non è quella degli Stati Uniti, dove ci sono veramente differenze evidentissime da una costa all'altra, dal Nord al Sud, dall'Alaska alle Hawaii, differenze in termini di clima, di esigenze, di cultura... Lo so che certe forze del nostro paese spingono decisamente verso uno scimmiottare della realtà statunitense, coi suoi pregi e i (tantissimi) difetti... Ma come si fa a non vedere come il paragone sia inammissibile?

ambiente

...in senso stretto

La tutela dell'ambiente dovrebbe stare tra le primissime posizioni (se non addirittura nella prima in assoluto) nel programma di un governo serio.

Oggi, parlare di ecologia pare sia diventato, in certo qual modo, scomodo e rivoluzionario (un'altra influenza statunitense?), come se fosse prerogativa esclusiva di certi movimenti quasi terroristici. Ma questo va in netto contrasto con quello che ci hanno sempre insegnato a scuola (la stessa cosa sta un po' avvenendo nei confronti del concetto di pace)... Dalle condizioni ambientali dipendono, infatti, fattori certamente non marginali per la vita umana: la salute, la serenità, il clima...

Per l'ambiente si deve e si può certamente fare di più.

Innanzitutto, bisognerebbe incrementare la ricerca di fonti energetiche alternative e pulite: tra il popolino serpeggia il sospetto (che, secondo me, è fondato) che non si voglia..., all'evidente scopo di non danneggiare le multinazionali del petrolio. Eppure, in certi paesi europei esistono già distributori di idrogeno!

Si dovrebbe essere tremendamente più severi nei confronti delle infrazioni alle norme sugli scarichi inquinanti, sui rifiuti tossici, sulle discariche; si dovrebbe eliminare la piaga infamante e anacronistica dell'inquinamento marino, fluviale e lacustre. Non credo sia impossibile fare qualcosa di serio in proposito!

Nel mio piccolo, mi sento di avanzare una proposta particolare (che non credo e non presumo sia del tutto innovativa...). Per ridurre al minimo la consistenza dei rifiuti scarsamente biodegradabili, bisognerebbe:

  1. ridurre al massimo l'abitudine dell'usa e getta;
  2. eliminare, nei limiti delle possibilità, tutti i contenitori di plastica;
  3. tornare al concetto del vuoto a rendere;
  4. rendere veramente efficaci gli istituti della raccolta differenziata e del riciclaggio.

Per quanto riguarda il punto 2, proporrei di ampliare ad angolo giro il concetto di dispenser: invece di scaffali colmi di detersivi, olio, etc., nei classici e dannosissimi contenitori di plastica, che vanno poi a finire regolarmente nel cassonetto, se non peggio (considerate che un contenitore di plastica si biodegrada dopo soli mille anni...), si avrebbero, nei nostri negozi e supermercati, dei bei dispenser, da cui attingere per mezzo di contenitori da comprare una volta per tutte. Non male, che ne dite? Oltretutto, sarebbe un bel risparmio! E i fastidiosissimi shoppers? Se in Svizzera ne fanno a meno, non vedo perché da noi non potremmo fare altrettanto!

La tutela dell'ambiente dovrebbe circoscrivere anche molti altri argomenti, la cui sola elencazione richiederebbe almeno un sito intero. Qui mi limito a toccarne alcuni che mi stanno particolarmente a cuore.

urbanizzazione

L'aspetto delle nostre città grandi e piccole e, comunque, dei nostri edifici dovrebbe sempre rispondere a delle esigenze stilistiche e bisognerebbe esigerne la completa integrazione nel paesaggio naturale: bisognerebbe imporre la finitura degli edifici secondo determinati canoni (scongiurando le speculazioni e, magari, incentivando); si dovrebbe formulare una normativa ferrea sulla percentuale di verde nei centri urbani; si dovrebbe instaurare una sorta di polizia ecologica a tutela del verde e del rispetto delle norme ambientali. Mi rendo conto che alcune, o tutte, queste cose in certe realtà già esistono, ma ciò non dovrebbe essere demandato alle iniziative locali (per tornare al discorso dell'agognata omogeneità del nostro paese). Nella mia città questi problemi sono molto evidenti...

educazione

Il rispetto dell'ambiente si impara nelle famiglie, prima e nelle scuole, poi. O, almeno, si dovrebbe... Ma spesso la realtà contraddice queste ipotesi e il rispetto di ciò che ci circonda, invece di essere considerato cosa ovvia e naturale, viene relegato in fondo ai nostri interessi e degradato ad argomento da bacchettoni: la cosa nasce da una scarsa educazione, c'è poco da aggiungere.

Voglio prendere in esame un esempio abbastanza colorito: nell'ambito del rispetto dell'ambiente e della natura, credo vada incluso quello per i nostri amici animali, giusto? Si! E allora, perchè molte di queste persone così rispettose della natura, non si muniscono delle apposite palette quando portano a spasso i loro beneamati cagnolini?

Un'altra cosa che molti dovrebbero imparare è leggere gli avvisi sui cassonetti: se c'è scritto raccolta differenziata carta, si intende che dentro ci deve andare della carta pulita e non tutte le porcherie di questo mondo!

giustizia

Lungi da me entrare in campo giuridico! Non ne sarei assolutamente in grado: i miei studi hanno contemplato altre materie... Però alcune cose le voglio dire lo stesso.

La sensazione diffusa è che nel nostro paese (dove serpeggia la subdola convinzione che l'onestà non paghi...) non vi sia certezza della pena: persone che compiono reati anche molto gravi, ce le ritroviamo spesso in circolazione dopo pochi mesi, oppure godono di strani permessi e poi non tornano più oppure ancora in prigione non ci vanno affatto. Mentre scrivo, ho ancora nelle orecchie una notizia appresa qualche giorno addietro al Tg: alcune persone hanno tentato il rapimento di un neonato, rapimento sventato dalla prontezza di riflessi della giovane mamma; bene, queste persone sono state arrestate, processate per direttissima e... rimandate a casa perché la pena è stata loro sospesa! Ma, dico, stiamo scherzando? Mi sembra quasi logico che queste persone quantomeno pensino di riprovarci! Io non dico che bisognava metterle dentro e buttare via la chiave, ma, perlomeno, sarebbe stato utile capire il meccanismo dell'azione, il perchè del gesto, indagare sul loro ambiente di provenienza, appurare se dietro di loro esista un qualche racket e quali siano i suoi scopi... Sono cose assurde quelle che sto dicendo?

delitto e castigo

La detenzione, secondo me, dovrebbe tendere a ciò che per sua natura dovrebbe essere: strumento di riabilitazione piuttosto che di punizione, senza, comunque, perdere i suoi connotati punitivi. Io penserei a delle carceri strutturate come delle vere e proprie aziende, dove i detenuti avessero la possibilità di svolgere un vero lavoro, magari in qualche settore produttivo carente. Gli introiti dell'azienda dovrebbero essere più o meno così ripartiti: una fetta consistente dovrebbe andare allo Stato che, in fondo mantiene il detenuto; una parte dovrebbe essere destinata all'eventuale risarcimento a persone o istituzioni danneggiate dal detenuto; il resto andrebbe alla famiglia del detenuto. Naturalmente il lavoro non dovrebbe essere un'imposizione, ma per chi optasse per esso ci dovrebbero essere degli ovvi benefici incentivanti.

istruzione

Moltissimi dei mali del nostro paese hanno la loro origine a scuola.

Ciò che si è imparato a scuola rimane impresso nella memoria per tutta la vita e non mi riferisco alla storia ed alla geografia (che spesso durano il tempo di un'interrogazione), quanto, piuttosto, alle relazioni sociali, alle ideologie, ai valori... Io mi vanto di avere avuto un'ottima insegnante alle elementari, la quale mi ha fatto capire l'importanza di determinate cose, mi ha inculcato la repulsione verso altre, mi ha insegnato la tolleranza, la considerazione degli altri e, oltretutto, mi ha fatto imparare anche le suddette storia e geografia, facendomi cogliere lo spunto interessante, l'argomento curioso, l'aneddoto storico, tutto ciò insomma che potesse stuzzicare l'immaginazione di un bambino. La scuola, prima di tutto dovrebbe essere questo e, invece, mi pare che stia andando sempre più verso una sclerotizzazione retorica ed insulsa, con ripetute riforme decisamente peggiorative...

eclettismo o specializzazione?

Il problema non penso consista tanto da come vogliamo definire i voti, da quanti anni debba durare l'uno o l'altro ciclo scolastico oppure se i bambini debbano andare in prima elementare a cinque anni, tre mesi e quattro giorni piuttosto che a sei... Il problema principale, secondo me, è quello di stabilire cosa vogliamo dalla scuola. Dimentichiamo forse che la scuola non è altro che la fonte originale di una società? È lì che nascono le professionalità con cui avremo tutti a che fare, i nostri medici come i nostri meccanici, i nostri avvocati come i nostri poliziotti... Insomma, la credibilità di una nazione nasce e cresce nella sua scuola e non mi pare che il nostro paese brilli in credibilità...

La presunzione della scuola così com'è è quella, secondo me, di voler insegnare troppe cose, col risultato che, in effetti, se ne insegnano ben poche. Sembra il destino della mia vita: voler fare troppe cose per poi non saperne fare nemmeno una veramente bene... Comunque, ecco la mia proposta:

  • le scuole dovrebbero essere veramente riformate in senso specialistico, già dalle cosiddette medie; ogni scuola avrebbe un piano di studi finalizzato alla formazione di determinate professionalità, non trascurando, naturalmente, le nozioni base della cultura generale; dovrebbero naturalmente esistere anche scuole interdisciplinari...;
  • durante le elementari (età da stabilire con criteri pedagogici...), si rileverebbero, anche ripetutamente, le potenzialità dei bambini, magari mediante adeguati test psico-attitudinali;
  • in base a queste rilevazioni, si individuerebbe, a priori, l'indirizzo preferenziale per ognuno di loro, destinando alle scuole interdisciplinari i soggetti che si rivelassero più eclettici; naturalmente l'indirizzo non dovrebbe essere imposto, ma certamente incentivato...

Credo che avremmo una scuola quantomeno più efficace. Con un corso di studi così personalizzato, le professionalità uscenti sarebbero veramente credibili.

strumenti

Chi non si è perlomeno infastidito nel constatare il peso, sia reale che economico dei libri che i nostri bambini sono costretti a portare sulle loro spalle? A chi non è almeno balenato il sospetto di una qualche speculazione in mezzo a tanta carta stampata? Chi non si è mai chiesto perchè, per una sola materia, bisogna spesso comprare tanti libri?

Oggi si fa un bel parlare di informatica nella scuola... Ma a nessuno è venuto in mente che, con l'informatica potremmo risolvere alla grande i suddetti problemini? Ecco cosa farei io: via tutti i libri (con un notevole risparmio, tra l'altro, di carta) e pc portatile per tutti! Il nostro bravo studente andrebbe a scuola con quell'unico peso; arrivato a scuola, lo collegherebbe alla LAN e da lì accederebbe a tutti i testi, memorizzerebbe le lezioni per casa, svolgerebbe i compiti... Insomma tutte le attività si svolgerebbero sul portatile. Naturalmente, ogni tanto bisognerebbe anche scrivere a manina , non fosse altro che per non perdere l'abitudine :-).

- Chi comprerebbe il portatile?

Bella domanda... Io penserei inizialmente ad un tandem: acquisto privato, magari con finanziamento agevolato, e consistente contributo statale.

società

Anche qui ci sarebbe taaanto da dire... Per ora mi limiterò a pochi punti, ma non è detto che, in seguito, non integri con altri argomenti...

immigrazione, diversità, fede

Cominciamo con un luogo comune: la nostra società sta diventando sempre più multirazziale e bla, bla , bla... Molti cavalcano questo concetto a fini politici, economici o, semplicemente, per avere qualcosa da dire e rendersi interessanti... Le mie vedute, anche in questo caso, sono un po' rigide e anticonvenzionali: come ho accennato, fin dalle mie primissime esperienze scolastiche, ho imparato ad essere tollerante e mi si è radicata intimamente la ripugnanza verso qualsiasi forma di razzismo. Niente di strano, vero? Però, il rischio che, secondo me, corriamo è che, a volte, il razzismo possa essere manifestato anche con gli eccessi opposti: certe disparità di trattamento, certi favoritismi nei confronti dello straniero sono, secondo me, peggiorativi in merito alla loro situazione ed alla loro integrazione nella nostra realtà. Mi rendo conto che rischio di essere frainteso: io non affermo che bisogna schiacciare la loro cultura, annichilire le loro fedi religiose e la loro identità razziale! La cosa che mi preme chiarire è che, a vantaggio degli altri, non deve essere sacrificata la nostra identità culturale, sociale e religiosa e che la tolleranza dev'essere reciproca. Ognuno dovrebbe avere la possibilità di manifestare le proprie fedi e di ostentare i propri simboli religiosi, purché non osceni o contrari alla legge (la discussa legge francese in proposito contraddice di molto la tanto decantata grandeur di quel paese). Tanto più, se la maggioranza della popolazione è cattolica, è proprio inammissibile che si debbano togliere tutti i simboli cattolici da scuole e uffici! Chi si senta in qualche modo offeso da quei simboli può benissimo evitare di guardarli.

Io ho il sospetto che certe tendenze progressiste (il corsivo ha un ovvio intento ironico) non siano altro che rilievi della secolarizzazione sottostante, del rifiuto intransigente dei valori della fede. Altrimenti certe prese di posizione non avrebbero altra spiegazione. Ho assistito in Tv, tempo fa, ad una discussione in merito all'utilità della sperimentazione sulle cellule staminali di embrioni umani al fine di curare certe gravi malattie: bene, eminenti studiosi lì concludevano che tale sperimentazione non dà alcuna certezza, anzi... Inoltre, aggiungevano, tutto ciò non fa altro che alimentare falsi speranze nelle persone che soffrono e che la sperimentazione dovrebbe essere rivolta verso altri obiettivi... E allora perchè tutto questo accanimento? Non è che per caso si tenda semplicemente ad attaccare uno dei principi etici che penso sia fondamentale per qualsiasi religione, quello della difesa della vita umana? Tempo fa scrissi una lettera (per cui, purtroppo, non ho avuto risposta) a Michael Moore, il famoso scrittore e regista americano (quello dei documentari, per intenderci, come Bowling for Columbine o Fahrenheit 911, che tanto bene descrivono certe situazioni americane), per manifestargli tutto il mio apprezzamento per le sue prese di posizione e per muovergli un'unica critica: la sua contraddizione nel difendere il diritto all'aborto e nel combattere la pena di morte. Io per primo penso che nessuno abbia il diritto di togliere la vita agli altri (neanche in virtù di ipotetiche leggi), ma non mi rendo conto come, chi sia di questa opinione, ammetta che si possa invece togliere la vita al più innocente degli esseri umani e, magari, solo per ragioni di opportunità...! E non mi parlate di libertà di scelta: se dovessimo lasciare questa libertà, dovremmo riscrivere tutto il codice penale perché diverrebbe obsoleto.

Vorrei anche puntualizzare le mie opinioni a riguardo dell'omosessualità... Ero un po' indeciso se farlo o meno, perché mi rendo conto che l'argomento è veramente spinoso e costituisce anch'esso un cavallo di battaglia di determinate forze politiche... Ma sarei un vigliacco se non dicessi, anche in questo caso, quello che penso. Ognuno deve ritenersi libero di fare tutto ciò che vuole e che non nuoccia agli altri. Gli omosessuali debbono essere accettati e rispettati per la loro scelta. Ma, anche in questo caso, l'eccessiva ostentazione credo sia controproducente. In certe trasmissioni televisive, ho l'impressione che si ricorra all'omosessuale di turno con troppa compiacenza e, anche se, magari, l'intento originale non è quello, ne risulta che spesso queste persone siano trattate come fenomeni da baraccone... Essere rispettati per quello che si è non significa, secondo me, mettersi alla berlina! Inoltre, sono assolutamente contrario alla ratifica di unioni omosessuali con l'affidamento di bambini. Bene o male, finora, l'eterosessaulità è la regola, l'omosessualità è l'eccezione: un bambino dovrebbe avere riferimenti chiari nelle figure di un padre e di una madre (lo so che certe situazioni incidentali della vita portano spesso a far mancare l'una o entrambi le figure, ma sono situazioni incidentali); tutti gli psicologi dell'età evolutiva, penso, concorderebbero con questa mia affermazione.

la televisione

Un altro luogo comune? La televisione sta uccidendo la comunicazione! Beh, c'è poco da dire: è esattamente così! Nelle famiglie, ormai, non si parla più e per averne conferma basta guardarsi un po' attorno o, semplicemente, guardare a se stessi: non vi capita, troppo spesso, di non avere nulla da dire, di non sapere cosa dire, di dover ricorrerre ai soliti appigli del tempo o di altre banalità? Se chiedete ai nostri anziani, una volta non era così. Semplicemente, una volta non c'era la televisione! Il fatto di dover per forza sorbire ore ed ore di trasmissioni spesso insulse, che catturano la nostra attenzione perchè, ad arte e subdolamente, fanno leva su sui nostri istinti, coincide con la rinuncia alla vera comunicazione interpersonale. La televisione sarebbe un ottimo strumento, ma si dovrebbe usare con la stessa cautela con cui si usa, ad esempio, un coltello da cucina: se ben usato, produce del bene, altrimenti può fare molto male. Usare la Tv cum granu salis è quindi, secondo me, fondamentale per la buona armonia di una famiglia e non solo (non dimentichiamo che il clima familiare viene spesso esportato all'esterno...) e dovrebbe essere sempre materia di vigilanza da parte dei genitori nei confronti dei figli (così come per internet).

Vorrei sorvolare sulla qualità delle trasmissioni, ma alcune cose (non resisto) le devo proprio dire. Reputo i cosiddetti reality show quanto di meno edificante possa immaginare la creatività umana: indurre le persone a monitorare le piccole meschinità di persone più o meno famose, attirare l'attenzione su vere e proprie banalità quotidiane, far spettacolo di invidie, gelosie, cattiverie...; tutto ciò costituisce l'emblema dell'ignorante vuoto che c'è dentro molti di noi, della rinuncia alla vera cultura... Troppo spesso, inoltre, si assiste a vere e proprie volgarità gratuite e fini a se stesse (non mi riferisco al caso sporadico della parolaccia, che, nel giusto contesto, a volte ci può anche stare...), a persone che sbraitano fesserie e si esprimono in un modo che, a reputarlo sgrammaticato, sarebbe un complimento... Sarebbe opportuno porre un limite a questo tipo di trasmissioni. Non dimentichiamo che, oggi, purtroppo, i nostri figli rischiano di imparare più dalla televisione che dalla scuola. Sono contrario alle telenovelas e, comunque, agli sceneggiati di lunga durata non tanto a causa della loro qualità quanto piuttosto per il fatto che distolgono le persone dagli affetti, dagli impegni o da altri passatempi. È inammissibile, inoltre, la faziosità nelle trasmissioni di informazione. Non mi riferisco solo alle Tv private: a volte ascoltando anche telegiornali delle reti RAI si ha la netta sensazione che ci stiano propinando un sacco di menzogne...

Un'ultima cosa l'ho già accennata: nonostante la diffusione che il software Open Source sta avendo da qualche anno a questa parte, non ho mai sentito una parola al proposito in televisione (spero mi possiate smentire). Credo sia grave e quantomeno sospetto!

fumo, alcol, droga

Se qualcuno andasse in giro per locali, uffici o, semplicemente, per la strada ad elargire schiaffi, pugni o coltellate alla gente, credo che susciterebbe delle reazioni poco tranquille e si beccherebbe, quantomeno, molte denunce. Beh, c'è chi fa di peggio: c'è chi attenta realmente alla vita degli degli altri col suo comportamento sconsiderato. Non è un'esagerazione né un luogo comune: basterebbe dare un'occhiata alla causale fumo passivo nelle statistiche sull'incidenza di certe gravi malattie...

- Immagino che tu non sia un fumatore...

Infatti, ma non ritengo che questo possa essere considerato limitante dal punto di vista dell'obiettività; sarebbe piuttosto vero il contrario: io, in fondo, penso di non fare nulla, almeno intenzionalmente, che possa danneggiare gli altri... Pertanto, sono d'accordo con le attuali limitazioni al fumo. È una cosa che fa male a se stessi e agli altri ed è quindi giusto che venga sanzionata. Io, spesso, rivolgo una domanda ai fumatori: chiedo, cioé, in cosa consista il piacere del fumo o se non sia, piuttosto, una cosa stupida ed inutile oltreché dannosa. Finora nessuno mi ha dato una risposta convincente!

In merito ad alcol e droga, nonostante sia diffusa l'opinione (spesso anch'essa cavalcata) che le persone attrici siano delle vittime cui vada tutta la nostra comprensione, io penso che le vere vittime siano i familiari di drogati e alcolizzati o le persone, che in qualche modo, subiscano danni da loro. Bere smodatamente non è un diritto, drograsi non è una malattia. Certe spinte anti-proibizioniste mi fanno inorridire (torniamo al discorso della negazione del bene?). Io ho conosciuto famiglie che vivono di questi drammi ed ho constatato che la loro tragedia più grave è quel senso di impotenza, quella mancanza di aiuto da parte delle istituzioni o dell'opinione pubblica, spesso più incline a fare la carezzina al povero drogato, che non alle vere vittime del suo comportamento.

- E tu che proporresti? Forse il lager per bevitori e drogati?

Per quanto riguarda l'alcol, dal lato attivo, penso che valga il discorso fatto per la televisione ( va usato cum granu salis): non è il caso di proibire, anche perchè l'alcol, in certi frangenti, fa anche bene e poi la storia ci insegna che proibire l'alcol sarebbe controproducente... Le mie proposte si riferiscono alle cosiddette vittime: io darei loro la possibilità di essere assistite sul campo da preventive valutazioni dei rischi e da interventi decisi nei confronti della persona attrice. L'intervento deciso consisterebbe nell'allontanamento provvisorio in strutture specializzate, atte al recupero fisico e psichico dell'alcolizzato.

Discorso analogo per i drogati, con una fondamentale differenza: intransigenza in termini di proibizione! Si dovrebbe attivare una vera guerra alla droga: oggi si ha la sensazione che si faccia molto meno del dovuto... In fondo, per scoprire uno spacciatore, basta tener d'occhio un drogato: quanti esempi hanno dato le cosiddette mamme coraggio! Io acuirei le pene per i trafficanti di droga a tutti i livelli, quantomeno per un effetto deterrente: anche in questo caso, infatti, si ha una netta sensazione di impunità. In merito ai drogati? Beh, io avrei poco da dire: disintossicazione forzata, a spese dello Stato, condotta con metodi efficaci e non traumatizzanti e, nel contempo, assistenza alle famiglie...

In tutti e tre i casi (fumo, alcol e droga), penso sarebbe determinante un apporto preventivo da parte della scuola...

educazione stradale

Ferma restando la validità o meno del codice stradale recentemente riformato, credo sia il caso di spendere qualche parola sulla cosiddetta educazione stradale. Solo pochi spunti:

  • quando si sta in coda ad uno sportello, di solito, nessuno si sogna di scavalcare gli altri... E allora, la stessa educazione che dimostriamo in quelle occasioni, perchè non la manifestiamo anche quando siamo in macchina e non evitiamo di invadere corsie preferenziali, di svicolare pericolosamente, di tagliare la strada al solo scopo di fregare gli altri?
  • ci rendiamo conto di quanto sia stupido, inutile e pericoloso far fretta all'automobilista davanti a noi, che, prudentemente, si attarda a svoltare ad un incrocio?
  • ci rendiamo conto che una delle principali cause di incidente è il mancato rispetto della distanza di sicurezza?

sanità

Espongo solo poche proposte.

Penso che tutti, in merito alla sanità, dovremmo essere nelle stesse condizioni! Pertanto, cure, ricoveri e accertamenti dovrebbero essere gratuiti per tutti. Naturalmente, dovrebbe esserci un rigido controllo sull'opportunità di tali interventi. Come finanziare il tutto? Beh, col mio metodo di imposizione fiscale, non dovrebbero esserci problemi!

Inoltre, con le risorse informatiche e tecnologiche di cui ormai possiamo disporre, perché non instaurare dei database di casistica per le malattie ancora di dubbia origine, incurabili o poco curate? Ogni qualvolta si verificasse un caso, bisognerebbe raccogliere tutti i dati su:

  • abitudini alimentari del malato;
  • professione ed eventuali sostanze o attrezzature professionali con cui fosse venuto in contatto;
  • medicinali assunti;
  • condizioni ambientali (eventuali prossimità di industrie, di elettrodotti...);
  • ogni altro dato che si potesse rivelare significativo.

In base alle incidenze, penso che si potrebbero ricavare delle indicazioni non trascurabili in merito ad alimenti, medicinali e, comunque, situazioni a rischio...

conclusioni

- Nonostante le belle parole della premessa, hai scritto una sottospecie di "Also spracht nino b". Non ti pare di essere affetto da un po' di mania di protagonismo?

Chi mi conosce sa che io non sono affetto da protagonismo, tutt'altro: i miei difetti più evidenti sono la timidezza e l'introversione. Lo scopo di questa pagina, come penso di avere già detto, è comunicare alcune delle mie convinzioni. Il progresso si raggiunge comunicando. La differenza tra le società tribali e quelle cosiddette evolute sta appunto in questo: per ragioni geografiche, storiche e culturali, le tribù hanno sempre costituito un circolo chiuso e i relativi progressi che vi si fossero realizzati non sono stati oggetto di scambio con gli altri ambienti; il progresso delle società evolute si è invece verificato, secondo me, proprio per questo interscambio. In poche parole, se l'inventore della ruota non avesse mai condiviso la sua invenzione con lo scopritore del fuoco, non si sarebbe mai giunti al motore a scoppio!

- Ti credi il possessore della Verità?

La Verità ce l'abbiamo tutti sotto gli occhi, anche se molti si sforzano a volerla negare: è scritta in quattro brevi libri, a nome Marco, Matteo, Luca e Giovanni...

Mi piacerebbe, comunque, che le vere conclusioni le traeste voi. Rimane aperto il canale dei contatti anche per questa ragione. Vi prometto di pubblicare gli interventi più significativi, soprattutto se divergenti. In un primo momento avevo pensato ad un forum, ma mi sono reso conto che pensare di alimentare addirittura un forum con questi argomenti sarebbe stato un tantino esagerato...

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